Carriera o figli? Perché in Italia è ancora un dilemma
In Italia, essere madre significa spesso dover rinunciare al lavoro. Una madre su cinque abbandona la propria carriera dopo la nascita di un figlio. La carenza di servizi per l’infanzia e gli orari di lavoro poco flessibili rendono difficile conciliare famiglia e professione.
Nel 2024, il tasso di natalità ha toccato un minimo storico: solo 1,18 figli per donna. Un dato che racconta una rinuncia collettiva alla maternità. E il divario occupazionale è evidente: lavora il 91,5% degli uomini con figli, contro appena il 62,3% delle madri.
Le madri single sono le più penalizzate: solo una su due ha un impiego, e il rischio di povertà cresce drasticamente.
Questi numeri ci obbligano a riflettere su un sistema che nel 2025 ancora non sostiene equamente donne e uomini nel mondo del lavoro.
Eppure esistono esempi che ci ispirano. Donne che dimostrano che maternità e carriera non si escludono a vicenda, ma possono rafforzarsi a vicenda:
- Luisa Delgado, ex CEO di Safilo Group, madre di due figli, ha guidato con successo aziende internazionali con visione e leadership.
- Cristina Tajani, politica e attivista, ha promosso l’innovazione e l’empowerment femminile nelle istituzioni.
- Serena Mauri e Silvia Colombo, fondatrici della startup @WiZmyPARTY, nate da esperienze di discriminazione sul lavoro, hanno scelto di reinventarsi e creare opportunità per sé e per altre donne.
Queste storie mostrano che essere madre non significa rinunciare a sé stessa, ma può diventare una forza propulsiva per il cambiamento.
Ma nonostante l’urgenza, le politiche italiane a sostegno della maternità restano frammentate e insufficienti:
- Servizi per l’infanzia ancora troppo costosi e poco diffusi, soprattutto nel Mezzogiorno.
- Congedi di paternità brevi e poco utilizzati, che non favoriscono la condivisione dei carichi familiari.
- Part-time e flessibilità lavorativa scarsamente accessibili, soprattutto nel settore pubblico.
- Child penalty ancora altissima: dopo la nascita di un figlio, le madri perdono fino al 33% del reddito.
Secondo Save the Children, servono politiche strutturali e coordinate per garantire alle donne la possibilità di essere madri senza dover rinunciare alle proprie aspirazioni.
Per invertire la rotta, l’Italia dovrebbe:
- Investire in asili nido pubblici e accessibili in tutte le regioni.
- Estendere e incentivare l’uso dei congedi di paternità.
- Introdurre modelli di lavoro flessibile e part-time volontario per genitori.
- Premiare le aziende che adottano politiche family-friendly.
- Sostenere le madri single con misure fiscali e servizi dedicati.
Serve un cambiamento culturale e politico che smetta di considerare la maternità come un freno, e inizi a riconoscerla come una risorsa.
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