Care/i lettrice/lettori, ben rientrati dalle vacanze! Si sa, settembre è il mese delle ripartenze, dei cambiamenti, delle scelte, di nuovi traguardi e obiettivi. E’ il mese dell’inizio e della rinascita. Mese amatissimo da scrittori e cantautori, se da un lato segna la fine dell’estate, dall’altro apre nuove e infinite possibilità per ognuno. Il mio settembre è ripartito così, con questa intervista sul mio romanzo “Un Sogno nel Cassetto” , che ho avuto il piacere di rilasciare ad “attivamentedonna“, uno spazio di libera informazione, di attiviste per i diritti delle donne, di lettura e di racconto di donne che narrano la loro storia, il loro vissuto, le loro esperienze.
1. Qual è stata l’ispirazione principale per scrivere questo libro?
Non c’è stata un’ispirazione in particolare, semmai la voglia di “creare” qualcosa di mio, che avesse la mia firma, il mio pugno, la mia scrittura, il mio pensiero. Ho realizzato un sogno nel cassetto scrivendo questo romanzo e chissà magari avrà un seguito…
L’ho scritto in un momento particolare della vita di tutti, un momento che rimarrà nella storia e che magari i miei nipoti leggeranno sui libri di storia: nel periodo della pandemia.
Quando il mondo si affacciava all’oscurità e all’incertezza, io avevo la luce e la certezza di realizzare qualcosa di mio, di biografico. Sì, perché nel romanzo racconto una parte della mia vita a Milano, tra il reale e il fantastico.
Il sogno di una giovane ragazza che entrerà nel mondo della moda, tra peripezie e accadimenti che la faranno crescere. Forse la mia ispirazione è arrivata proprio dal voler realizzare qual sogno tra paillettes e luccichii, da sempre rincorso.
2. Hai incontrato delle sfide particolari durante la scrittura? Come le hai affrontate?
Per mia fortuna, saranno gli studi classici che ho fatto e la passione per la scrittura, non ho incontrato particolari sfide o problematiche. Poi, quando racconti la tua vita sembra essere più lineare scrivere e narrare. Naturalmente, una buona dose di questa scrittura arriva anche dalla passione per la lettura di libri di moda, in particolare e romanzi.
Pensa, ho letto il libro “Il Diavolo veste Prada” un numero di volte indefinito, per non parlare delle volte che ho visto il film. Qualcuno mi darebbe della matta.
3. Quali cambiamenti speri di vedere nell’industria della moda in relazione alla lotta per i diritti delle donne nei prossimi anni?
Il mondo della moda è molto variegato e diverso, per quanto affascinante sia. Ci sono stati degli sviluppi e dei cambiamenti anche in questo settore nel corso degli ultimi anni che probabilmente sono stati troppo veloci e quindi difficili da assorbire e incorporare.
C’è stata una crescente attenzione verso l’inclusività e la diversità, con molte aziende che stanno adottando politiche più inclusive e promuovendo la parità di genere. Il cambiamento e l’evoluzione sono caratteristiche sociali necessarie per poter vivere e inglobare tutte le società e i sessi.
Tuttavia, ci sono ancora molte sfide da affrontare. Le donne ancora, sono spesso sottorappresentate nei ruoli dirigenziali delle grandi aziende di moda, mentre sono più presenti nelle piccole e medie imprese. Questo squilibrio è un aspetto su cui l’industria dovrà lavorare nei prossimi anni per garantire una maggiore equità.
Oggi la moda è un mezzo potente per sensibilizzare su temi come la violenza di genere e la discriminazione. Molti marchi stanno utilizzando le loro piattaforme per promuovere messaggi di empowerment femminile e sostenere cause sociali importanti. Non bisogna fermarsi e andare avanti verso questa direzione.

4. Pensi che l’industria della moda stia facendo abbastanza per rappresentare diverse identità femminili e culturali?
Oggi le parole chiavi anche nel settore della moda sono diventate inclusività e diversità.
Ci sono molti marchi che cercano di rappresentare una vasta gamma di corpi, etnie, generi e abilità. Ne cito alcuni, come Fenty Beauty di Rihanna e Savage x Fenty hanno fatto passi avanti significativi nel promuovere la diversità nelle loro campagne pubblicitarie e sfilate.
Ma, nonostante questi progressi, l’industria della moda spesso fatica a riflettere la varietà delle diverse origini etniche e culturali, specialmente ai livelli di top management e leadership creativa. Questo squilibrio è un’area su cui l’industria deve ancora lavorare per garantire una rappresentazione più equa e inclusiva.
5. Hai mai sentito la pressione di conformarti a determinati standard di bellezza nella tua carriera? Come hai affrontato questa situazione?
Il mio lavoro è fatto di persone. Lavoro nel settore delle risorse umane da dieci anni e devo dire che di persone ne ho incontrate e ne incontro tante e di personaggi anche.
Probabilmente, la pressione di rapportarmi ad altri standard sottolineando l’aspetto fisico o di bellezza, non è stato vincolante o conflittuale nella mia carriera. Forse perché fin da bambina ho sempre avuto il pallino per la bellezza, le belle scarpe, il vestirsi bene, la moda (mia madre è stata un buon esempio). E poi nel mio lavoro l’abito fa il monaco, eccome!
Il mio quotidiano è fatto di persone, colleghi con i quali mi rapporto e l’abbigliamento è quella forma di comunicazione non verbale che esprime chi siamo e come viviamo. Per me è fondamentale essere a mio agio con il mio corpo e con quello che indosso.
Il nostro stare bene inevitabilmente, è la manifestazione di uno stato d’animo che trasmettiamo a chi ci sta intorno. E se stiamo bene con noi stessi, staremo ben anche con gli altri che ci percepiranno come “esseri” positivi e comunicativi.
6. C’è qualcosa che vorresti che i lettori prendessero con sé dopo aver letto il tuo libro e c’è qualcosa di non detto che vorresti condividere riguardo al tuo libro?
Quello che i lettori vorrei prendessero è un messaggio chiaro e forte: mai, mai dire a sé stessi “non ce la farò! Non sono capace”. Tutti siamo capaci, tutti possiamo performare in qualcosa, tutti abbiamo un sogno nel cassetto.
Non lasciamolo lì, al buio, apriamo quel cassetto e tiriamo fuori la luce, le nostre aspirazioni, i nostri obiettivi, i nostri desideri.
Perché nessuno può dirci “non sei capace”, liberiamoci dai pregiudizi e viviamo per quello che siamo e che vorremmo essere.
In questo libro faccio proprio questo, racconto me stessa senza vergogna ma con tanta ilarità.
Grazie ad Ida Andreoli per il suo tempo e la collaborazione.
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